Le strutture non son mai state così calde, e l’half pipe mai così alta come in quel caldo pomeriggio di Aprile. Era dal Roller Fest che non si vedeva uno spettacolo simile.

Se ve lo siete perso, non temete, ve lo racconto io!

GRAB! 2015, una gara di pattinaggio aggressive svoltasi al bunker skatepark lo scorso 18 Aprile. Prima e unica nel suo genere. Niente corse sulle strutture e niente coni; nessuna esitazione, solo adrenalina. Questo tipo di gara si articola in tre momenti, che corrispondono alle diverse aree del park: mini-pipe, street, half-pipe.

La doppia mini-pipe a spina, alta poco meno di due metri, ha ospitato la prima gara del pomeriggio. Divisi in batterie e abilmente direzionati da un simpatico speaker, atleti provenienti da ogni parte del mondo si sono alternati, cimentandosi in trick e salti sempre più emozionanti. È l’intramontabile e assai affascinante arte dell’equilibrio sul tubo. L’abilità degli atleti sta nell’ arrivare in cima alla rampa, attaccarsi con il pattini al tubo di ferro, e scivolarci sopra come un surfista su un’onda, nel modo più difficile e spettacolare che conoscono. La giuria premia la slide più stilosa e tenuta per più tempo. Osservando questo tipo di gare, è necessario tener ben presente il seguente algoritmo: la bellezza di un trick è sempre direttamente proporzionale al numero di tentativi del pattinatore e fallire un tentativo implica il più delle volte cadere su una sbarra di ferro; se moltiplicate questo numero per la percentuale di giorni di sole che ad uno skater possono capitare in media in un anno e dividete per gli anni di pattinaggio che ha sulle spalle… insomma, è un vero e proprio miracolo se Alessandro Galavotti, Massimiliano Manzotti e Cesare Rios, in ordine primo, secondo e terzo classificato, stiano ancora in piedi.

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Per il secondo tempo ci spostiamo nell’ area street, così chiamata perché vi troviamo strutture molto simili o ispirate a comuni tratti urbani: muretti e scalini, per esempio. Scommetto che pochi ci hanno fatto caso, ma in molte città ci sono delle aree che, per uno strano gioco di matita dell’architetto che le ha progettate, sembrano costruite apposta per pattinare: sono piazzette poco frequentate o stazioni della metropolitana. Skeitare in strada ti porta a guardare la città in maniera diversa, ad affinare l’occhio critico e rivalutare tratti urbani altrimenti dimenticati: uno street skater vede un ottovolante dove tutti vedono una panchina di marmo. Per la gara di street ogni atleta compone una run, durante la quale può utilizzare ogni struttura presente nell’ area, nel modo che preferisce, mostrando tutto ciò che sa fare. In gioco non c’è solo l’abilità e la forza fisica, ma anche la creatività. La giuria valuta la difficoltà del trick, e poi lo stile e la linea che lo skater ha seguito: usare tutte le strutture in modo fluido, lanciare trick ben fatti, con scioltezza ed eleganza fa salire il punteggio.

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Arriviamo al last trick: un solo trick, il migliore, il cavallo di battaglia. Qui più che mai non si agisce più di testa ma di pancia. Giuro che non ho mai visto nessuno cadere e rialzarsi tante volte come un pattinatore aggressive. Anche quando pensi che basta, che questa botta l’ha steso, lui è in grado di stupirti: si rialza, si arrampica di nuovo sul quorter, guarda il park dall’altro per un secondo… e ci riprova. L’aggressive forgia il carattere e distrugge le ossa.

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Dopo una breve pausa, i giudici sono pronti a decretare i vincitori: Jeson Adriani, Nicola Fiorenza e Gabriel Adriani si aggiudicano il podio.

La giornata si conclude in bellezza con la gara in Vert: un enorme half- pipe alto più di tre metri. La disciplina del Vert è antichissima e la sua origine si perde nel mito. Ogni legge della fisica smette di funzionare all’interno dell’half pipe: guardando gli atleti sollevarsi di oltre un metro oltre la rampa viene da chiedersi se volare è davvero impossibile. Vi siete mai arrampicati su di un vert? Fatelo. È un’esperienza surreale. Oltre che l’altezza ciò che impressiona da lassù è proprio la rampa, dal momento che solo salendo su potrete apprezzare il famosissimo antivert. Eh sì, proprio così. Questa rampa è così alta che dal coping (la sbarra di ferro posta in cima alla curva) il pannello di legno non scende dritto perpendicolarmente, bensì rientra, per poi proseguire con un pannello completamente verticale e infine addolcirsi solo alla fine. Insomma, se siete lassù e appoggiate il pattino alla sbarra, sotto le vostre ruote ci sarà il vuoto! Come è possibile aderire perfettamente ad un pannello che è molto più che verticale? Non lo so, io non ho studiato fisica: ma l’ho visto e vi assicuro che lo fanno! Il mitico Raffaello Tidore ci offre uno spettacolo unico in Pipe, firmando i suoi trick in uno stile decisamente old school. Oltre a essere l’unico romano in gara, è anche è il pattinatore più grande. Ciò nonostante, conquistano il podio Kiro Traianov, Davide Giannoni e Pavel Mitrenga.

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La giornata si conclude con le premiazioni. Gli organizzatori hanno pensato a dei premi speciali, così vediamo che oltre al canonico podio, abbiamo un titolo di Oldest e Youngest: il piccolo Yohann, unico under 16 in gara, sbalordisce tutti, mostrando una grinta degna di un senior. Il premio per il best look se lo aggiudica Francesco Famà, che oltre ai tatuaggi e dilatatori ai lobi, sfoggia un’ elegante ginocchiera da pallavolo che protegge il gomito. Infine si è deciso di premiare la buona volontà di Gianluca Macis che appena ha saputo della gara, non si è lasciato scoraggiare dai chilometri di distanza. L’affluenza di pattinatori provenienti da ogni parte è stata strabiliante, ma lui è arrivato dalla Sardegna per aggiudicarsi il premio come pattinatore venuto da più lontano. Che se la sia fatta a nuoto?

Se credete che sia uno sport prettamente maschile, vi sbagliate perché ad addolcire il podio è stata la presenza di ben due fanciulle: Bianca Dagheti, prima classificata in street, e Sonia Pugliese, prima in mini-pipe. Altro che dolcetti e merletti, queste ragazze picchiano duro.

È rito consolidato, a fine gare, contare le ossa ancora intatte. Le cadute si faranno sentire il giorno dopo, per il momento, mentre il sole tramonta sul park, si smontano gli stand , ci si slaccia i pattini, ci si massaggia i muscoli e si stappano un paio di birre. Grazie a tutti di aver partecipato, e di aver reso questo evento molto più esaltante di come lo si era pensato.

L’appuntamento è all’anno prossimo, più numerosi e affiatati. È importante venire e assistere a queste gare, innanzitutto perché chissà che a qualcuno non possa venir voglia di provare e scoprire poi una passione per lo skatepark, ma anche perché spettacoli simili non si vedono tutti i giorni: non a Roma, non dal vivo. Li vediamo solo in qualche film e ci chiediamo anche se sono costruiti con effetti speciali.

Una ex, ma non troppo, principiante.