Intervistiamo Niccolò De Masi, vincitore nella categoria maschile della gara di free-jump e pattinatore pro

Anastasia: Che ne pensi di questa garetta al Pincio?! Ti è piaciuta l’idea e come si è svolta?!
Nicco: L’idea di fare garette al Pincio è sempre una bella idea, perché vi partecipano un sacco di principianti; è un’ottima prima esperienza, serve per prendere confidenza con le gare.

A.: Che ne pensi dei i nuovi arrivati, hai visto qualche campione in erba?! Tra i concorrenti, chi ha i numeri per poterti strappare il titolo, con qualche allenamento in più?!
N.: Si, svariati. No, non mi espongo, tanto non ci piglio mai.

A.: Hai assistito alla gara femminile?! Cosa ne pensi della campionessa in carica?! Cosa vorresti dire a Marisa che ha appena iniziato?!
N.: Ho paura di lei, in realtà (ride) Le direi: allenati!!! Lei è forte perché sui pattini non ci sa ancora andare bene, ma sa fare bene un altro sport, quindi controlla bene il suo corpo. In poco tempo ha imparato cose difficilissime con poche dritte.

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A.: Parliamo di te, da quanto tempo pratichi questa disciplina?!
N.: Da diciotto anni: sono diventato maggiorenne! (sorride) Salto invece da circa 8 o 9 anni, anche se la mia specialità è l’high-jump.

A.: Per chi è ignorante in materia, come me, che si intende per high-jump?
N.: L’high-jump è il salto per mezzo di una rampa, mentre il free-jump, il contest che si è tenuto al Pincio, è il salto libero, appunto, senza ausilio di rampe o altro che ti possa dare la spinta.

A.: Come e perché hai iniziato a jumpare!?
N.: Un giorno stavamo facendo aggressive e hanno organizzato una gara di jump. Io sono dell’idea che bisogna partecipare a tutte le gare, quindi …

A.: Ti saresti mai aspettato, quando hai iniziato, di arrivare a questo livello?
N.: No, per il semplice motivo che questo tipo di pattinaggio si è sviluppato con gli anni. Quando ho iniziato io non c’era un obiettivo da raggiungere

A.: Quale consideri la tua più grande vittoria? Qual è la vittoria che ancora devi conseguire?!
N.: È che ogni volta che consegui una vittoria, la meta si sposta più lontano, come l’orizzonte. La più grande vittoria è sempre l’ultimo traguardo raggiunto. Di conseguenza la vittoria che devo ancora conseguire è quella della gara a cui non ho ancora partecipato. .

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A.: Più in alto si vola, più duro è l’atterraggio.. una caduta particolarmente dolorosa?!
N.: Ca***, si.. (ride) Una volta sono atterrato da un 180° avendo la rotella del pattino destro incastrata nello scarponcino del pattino sinistro. Mi si erano praticamente incastrati i pattini mentre ero in volo, e lì ho pensato: “adesso casco e mi faccio malissimo” e così è stato: mi si è piantato l’i-pod nel fianco.. I botti più dolorosi son quelli in cui ti rendi conto di star cadendo, e sai che appena atterri ti farai tanto male, quelli consci, insomma.

A.: Ricordi il mito di Icaro, che per la smania di volare troppo vicino al sole, si costruì delle ali tenute insieme dalla cera, ma il calore del sole sciolse la cera e… il piano non andò come aveva previsto! Tu ti sei costruito una rampa con la quale hai saltato quasi 3 metri, cosa si prova a voler “superare il limite”?
N.: In realtà succede che la voglia di superare il limite è il vero ostacolo.. fondamentalmente se ti piace volare non ti preoccupi troppo di dove sta il sole

A.: Parliamo di gravità, hai fatto dei bei voli, che visti dal di fuori fanno anche un po’ paura, dal di dentro invece?!
N.: Dal di dentro.. si, diciamo che la maggior parte dei botti che fai sono, per così dire, “d’abitudine” le classiche scivolate che sai controllare, sai come rotolare in modo da non farti male.. il botto vero è quello che non ti aspetti, e lì ti fai davvero male.

A.: Cosa provi prima, durante e dopo il salto?
N.: Prima del salto è un misto di timore e voglia di fare, emozioni che ti fanno scoppiare poi al momento del salto. Quando sei in aria, nella prima parte del salto vedi l’asta… e.. la vuoi superare!! Mentre stai su hai voglia di andare sempre più in alto, di sorpassare l’ostacolo. Nel momento in cui l’hai superata poi è gioia, diciamo che nei 10 cm dopo l’asta ti rendi conto di averla passata senza toccarla ed esplodi di gioia. Questo se ovviamente l’hai saltata, perché se l’hai presa invece è un misto di nervosismo e rodimento.

A.: Sembra favoloso a sentirne parlare, pensi che ci sia altra cosa al mondo che possa darti la stessa emozione?! Pensi di riuscire a farne a meno o sei jumping addicted?
N.: No, la stessa emozione no. Ci sono cose che mi posso dare emozioni forti, ma diverse. No, non riuscirei a fare a meno di volare.

A.: Il ricordo più bello che hai?!
N.: Ho partecipato una volta ad una gara importantissima, ho saltato 2 metri e 90 e ricordo che me ne sono reso conto mentre ero ancora in aria.. ho quasi pianto.. volavo e piangevo! Mi sono procurato anche uno sponsor, in quell’occasione, una bella soddisfazione.

A.: “La matematica non sarà mai il mio mestiere”, ma il pattinaggio?! Pensi di volerlo insegnare o che possa continuare a far parte della tua vita anche in futuro?!
N.: Sarà difficile uscire da qualcosa che hai fatto per vent’anni, che ti è cresciuto attorno. Insegnare si, già un po’ insegno in realtà … se so fare qualcosa, ti spiego come. Non ho mai pensato di tenere dei corsi o aprire una scuola, io ho imparato grazie ad amici che mi hanno portato a pattinare e mi hanno dato dei buoni consigli, continuerò ad insegnare agli altri come loro hanno insegnato a me.

Quattro chiacchiere con Nicco…